Ci sono tre tipi di giornalisti: le marionette, i passacarte e gli eroi. I primi si vendono e dicono quello che gli viene ordinato - anche se sanno che è una menzogna - e lo fanno ben contenti e pagati, fiere marionette del potere. I terzi invece lavorano per far emergere verità spesso scomode, mal pagati e senza mezzi, minacciati, malmenati, insultati e ridicolizzati, arrestati e denunciati. E, quanto tutto questo non basta, vengono uccisi. Perchè la voce che dice la verità è come un fulmine che per un attimo schiarisce il cielo nella notte buia dell'anima, mostrando in un lampo di chiarezza chi sta facendo cosa. Poi ripiomba l'oscurità, e il re nudo manda i suoi sicari a far tacere chi ha fatto luce sui suoi movimenti. In un modo o nell'altro. Così è morta nel 2006 in russia, freddata da un colpo di pistola davanti al suo portone Anna Politkovskaja, che aveva illustrato i sordidi affari mafiosi degli amici di Putin. Così è morto nel 1993 Beppe Alfano che stava smascherando gli intrecci tra cosa nostra e massoneria. Così nel 1994 è morta a Mogadiscio Ilaria Alpi, che stava facendo luce su di un traffico internazionale di rifiuti tossici prodotti nei Paesi industrializzati e dislocati in alcuni paesi africani in cambio di tangenti e di armi scambiate coi gruppi politici locali, che avrebbe visto il possibile coinvolgimento di alcuni reparti dei servizi segreti italiani. Così oggi è morta la giornalista Daphne Caruana Galizia, che a Malta aveva scoperto una vasta rete di corruzione. Mesi fa aveva scoperto uno scandalo di petrolio e tangenti
pagate, secondo i documenti pubblicati, dal regime dell'Azerbaijan ai
vertici del governo maltese, poi ha svelato come Malta fosse diventata un paradiso dei narcotrafficanti, facendo nomi e cognomi. Infine, ha reso noto che la società panamense Egrant Inc. apparteneva a Michelle Muscat, la moglie del primo
ministro, stigmatizzando i rapporti economici offshore tra tale società e il governo dittatoriale dell'Azerbaigian.
Anche Daphne ora è stata messa a tacere, con un autobomba. E tra le le voci dei politici maltesi che si levano indignate da tale barbaria, probabilmente c'é anche quella che ha dato l'ordine per la sua esecuzione. Forse i mandanti non verranno mai fuori, ma dentro di noi sappiamo che quei giornalisti, scomodi e malpagati, sono e saranno le pietre miliari della strada che porta, se non alla giustizia, almeno alla verità. Ed è già tanto.
CONFERENZA :: con Pablo Ayo, Daniele Gullà, Maurizio Baiata, Enrica Perucchietti, Paolo Battistel a S. Stefano Belbo (CN) 3 giugno 2017, h 15-20, presso il Centro Congressi Culturale -Biblioteca Civica Cesare Pavese (piazzetta della Confraternita 1, S. Stefano Belbo)
Domenica 23 aprile a RIVAROLO (TO) si terrà il mio corso sul KARMA.
Quando sembra che tutto sia contro di noi, che i problemi siano
irrisolvibili e che le situazioni che ci angosciano si ripetono come un disco rotto, è il momento di capire. L'Universo ci parla in ogni
momento, e se impariamo ad ascoltarlo possiamo davvero cambiare le cose
e migliorare la qualità della nostra vita. Sembra impossibile ma non lo
è, anzi. Basta guardare la realtà con occhi nuovi e leggere i segnali
che ci arrivano. Consigliato per tutte le età. Per info:
pabloayo@strangedays.it
Il 17, 18 e 19 marzo 2017 Pablo Ayo sarà presente all'ESOTERICA FESTIVAL
di TORINO, presso l'Ex Foro Boario - Piazza Mercato, 10024 Moncalieri -
TORINO, dove terrà una conferenza e presenterà i suoi nuovi seminari e i
suoi ultimi quadri esoterici. L'autore sarà presente presso lo stand di
Cristalloterapia con i suoi libri tutti i giorni della fiera, a partire
dal pomeriggio di venerdì 17. Sabato 18 marzo alle 19,00, nella "Sala
Conferenze 2", Ayo terrà l’intervento “Visitatori da altri mondi”.
«Abbiamo trovato
un vero tesoro nascosto», dicono gli esperti NASA. Sette
pianeti delle dimensioni della Terra sono stati rilevati dal telescopio
spaziale “Spitzer” dell'Ente Spaziale Americano intorno a una piccola stella
nana rossa denominata TRAPPIST-1. Tre di questi pianeti orbitano in una zona
ideale per la sua temperatura detta "fascia abitabile". Per 21 giorni
il telescopio spaziale Spitzer della NASA ha misurato il calo di luce della
stella quando i pianeti gli passavano davanti, identificando così un totale di
sette mondi rocciosi, di cui tre nella zona abitabile, nella quale si potrebbe
trovare acqua allo stato liquido. La scoperta è frutto della collaborazione di
un grande team internazionale, guidato da Michaël Gillon dell’Istituto di
ricerca Space sciences, technologies and astrophysics research in Belgio, ed è
stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista Nature. La configurazione
particolarmente favorevole del sistema e le ridotte dimensioni della stella hanno
permesso uno studio approfondito delle orbite planetarie.
Il sistema dunque risulta formato
da almeno sette pianeti: Trappist-1b, c, d, e, f, g, h (in ordine di distanza
dalla stella madre). Per i sei con le orbite più strette è stata ottenuta una
stima dei periodi orbitali, che risultano compresi tra 1.5 e 12.4 giorni. Le
orbite dei sette pianeti sono molto strette, per capirci si trovano quasi tutte
comprese entro l’orbita di Mercurio attorno al Sole. Tuttavia, a causa delle
dimensioni ridotte di Trappist-1 e della sua bassa temperatura superficiale, i
pianeti ricevono un’energia confrontabile con quella che colpisce i pianeti
interni del Sistema solare. A livello teorico, tutti e sette i pianeti
potrebbero ospitare acqua allo stato liquido sulla loro superficie, anche se,
sulla base delle loro distanze dalla stella, alcuni candidati sono più solidi
di altri. I modelli indicano infatti che i pianeti più interni (Trappist-1b, c,
d) potrebbero essere troppo caldi. Tutti aspetti che rendono ancora più interessante
il sistema di Trappist-1, sicuramente uno dei primi candidati per le prossime
campagne osservative con i telescopi spaziali Hubble e James Webb, che inizierà
le proprie attività scientifiche tra circa un anno. Grazie a telescopi di
prossima generazione come il James Webb e lo European Extremely Large Telescope
saremo in grado di indagare la presenza di acqua su pianeti extrasolari, e
forse anche di identificare quelli che ospitano qualche forma di vita.
La campagna osservativa è stata
intensa, e ha sfruttato un gran numero di telescopi terrestri, tra cui il Very
Large Telescope in Cile, i telescopi Trappist South e North (rispettivamente in
Cile e Marocco), lo Uk Infrared Telescope alle Hawaii, i telescopi William
Herschel e Liverpool a La Palma e il telescopio dell’Osservatorio astronomico
del Sudafrica. Oltre a queste osservazioni, la campagna ha potuto contare anche
sul telescopio spaziale Spitzer della Nasa, che ha monitorato il sistema per
circa 20 giorni a partire dal 19 settembre 2016.
Uno sforzo davvero notevole per
una ricerca talmente titanica che se ne perde il senso. Il sistema solare
definito "vicino" dagli scienziati dista a ben 40 anni luce da noi,
nella costellazione dell'Acquario. Come per dire che, potendo viaggiare alla
velocità della luce, ci si metterebbe solo 40 anni a raggiungerlo. Peccato però
che secondo la Teoria della Relatività la velocità della luce è
irraggiungibile, e per ora i nostri razzi, solo con l'aiuto di condizioni
gravitazionali favorevoli, riescono a raggiungere talvolta la velocità record
di 45 km al secondo. Sicuramente è già una bella corsa, ma per valicare le
distanze interstellari ci vuole ben altro. Probabilmente un razzo termico
nucleare a ciclo aperto come quello proposto da Carlo Rubbia nel 1998 (il
famoso "Progetto 242"), o meglio ancora un'astronave dotata di un
autentico motore a curvatura (in stile Star Trek), come quello teorizzato negli
anni '90 dal fisico messicano Miguel Alcubierre. Ma per ora questi sono solo
progetti teorici.
Eppure, alla NASA sono così
eccitati che sembrano debbano partire domani stesso. Guardando i responsabili
del progetto nel video, si possono vedere le loro pupille dilatate, i pori
allargati, le contrazioni dei muscoli del collo e delle braccia. Sembrano voler
dire «cambierà
tutto con questo, stiamo scrivendo la storia», ma rimane
difficile capire perchè tale tassi di adrenalina siano prodotti dalla scoperta
di pianeti su cui forse tra 300 anni metteranno piede i nostri pronipoti.
Eppure, eppure. Qualcuno, tra i
corridoi degli informatori ufologici - affollati di buffoni, spergiuri,
bufalari, ex agenti dell'intelligence, gole profonde e militari pentiti - parla
di un progetto ultra segreto della NASA. Si vocifera di una iniziativa nata in
seguito al presunto UFO crash di Roswell e sviluppata meglio in seguito. Il governo
USA, dicono in molti, ha già astronavi in grado di viaggiare a curvatura,
rendendo pianeti come quelli del sistema solare Trappist 1 davvero
"vicini". Alcuni rivelatori (tra cui ricordiamo l'ex hacker
britannico Gary McKinnon) sostengono che esista un programma Top Secret
chiamato “Solar Warden”, nel novero del quale una task force spaziale americana
avrebbe sfruttato le conoscenze tecnologiche desunte dai dischi volanti alieni
precipitati per costruire otto astronavi madre a forma di sigaro e 43 navette
esplorative più piccole. Tale struttura operativa segreta opererebbe nella Rete
Navale degli USA e sotto l'egida del Comando delle Operazioni Spaziali (NNSOC).
Pura follia? Solo leggende
metropolitane? Forse. Ma qualcuno ci dovrebbe allora spiegare perché, da
qualche anno, l'ente spaziale americano sta spendendo cifre assai ingenti per
trovare "pianeti abitabili" per l’uomo. In un articolo del maggio
2016 la NASA affermava di aver identificato oltre 4.302 pianeti potenzialmente
abitabili, che in seguito a ulteriori analisi sono stati ridotti a soli 1.284 dotati
delle giuste condizioni per ospitare la vita umana. La ricerca di pianeti in
cui possano vivere esseri umani è febbrile e sembra motivata da una spinta
importante, visti gli investimenti effettuati. Il motivo? Sul nostro bel pianeta
siamo sette miliardi di persone, e raggiungeremo quota 8,4 miliardi entro la
metà del 2030, per poi toccare quasi i 10 miliardi entro il 2050. Dove mettiamo
tutta questa gente? Le risorse già non bastano per tutti: acqua, petrolio, cibo
sono rari, e l’inquinamento che produciamo li rende ancora più rari e preziosi.
Ed ecco che, se si esclude una guerra termonucleare o un virus apocalittico, la
soluzione è li: il Progetto Exodus. Trasferire, grazie a delle astronavi
gigantesche, miliardi di persone su altri pianeti. Un po' come preconizzato dal
film Interstellar (2014 Warner Bros)
che - caso strano - ha goduto di molti
aiuti e supporti da parte della stessa NASA. Quasi come fosse stato concepito per
abituare la popolazione mondiale a una futura difficile scelta: rimanere e
morire lentamente o partire e colonizzare strani, nuovi mondi. Uno scenario
così apocalittico e duro che nessun governo ne parlerebbe mai apertamente. Una
situazione tale per cui la scoperta di ben 7 pianeti con acqua – di cui forse 3
abitabili – nello stesso sistema solare, potrebbe davvero essere la notizia che
la razza umana in futuro potrà continuare a vivere. In questa ottica, le reazioni
emotive dello staff di ricerca della NASA, e anche i soldi spesi per queste
missioni, acquisterebbero un senso ben preciso. La mia è solo una teoria, e
oggi brindiamo con gli scienziati della NASA alla loro scoperta. Il tempo ci
dirà se i nostri sospetti sono fondati o meno, se potremo rimanere qui o se
saremo costretti, come il protagonista di Interstellar,
partire per un nuovo, incredibile viaggio. Dopo tutto, lo spazio è davvero
l'ultima frontiera.